ABC (Active Body Control)
ABS (Antilock Braking System)
AC (diesel engines)
ACC (Adaptive Cruise Control - Active Cruise Control)
Accelerazione ( acceleration )

Accensione ( ignition )

Accensione a magnete

Accensione diretta ( distributorless ignition system )

Acciaio laminato

Acciaio temprato - leghe di acciaio

Accumulatore (smorzatore di pressione) di carburante

Acqua (water)
Additivi degli oli

Additivi dei combustibili

Additivi delle benzine
Aderenza (adhesion)

Adiabatico o isoentropico

ADS ( Adaptive Damping System )


ABC (Active Body Control)

Sistema Mercedes di sospensione attiva* in grado di regolare l’assetto della vettura reagendo nel tempo di 1 centesimo di secondo. Un sistema di 13 rilevatori accelerometrici longitudinali e trasversali, analoghi a quelli dell’ESP (ma per ora non sostitutivi) tengono sotto controllo l’assetto della vettura e il funzionamento dei montanti telescopici attivi. Due unità elettroniche percepiscono la necessità di intervenire e stabiliscono il tempo e il modo di far intervenire le “gambe elastiche”: un sistema coassiale molla ammortizzatore individuale per ogni ruota, che ha la possibilità di muovere idraulicamente la posizione del piattello superiore (“plunger”) della molla determinandone il carico, cioè la spinta verticale. Per fare ciò c’è una pompa da 200 bar che alimenta un serbatoio che resta in pressione in attesa dell’apertura delle valvole. Il sistema è anche in grado di smorzare le vibrazioni superiori ai 5 Hz.



ABS (Antilock Braking System)

E’ un sistema che impedisce alle ruote di pattinare durante la frenata, conservandone quindi la direzionalità (possibilità di sterzare la vettura), e che consente di ridurre gli spazi d’arresto nella maggioranza dei casi, specie sui fondi scivolosi. Il risultato è ottenuto “modulando” la frenata, cioè con un sistema in grado di percepire che una o più ruote stanno per bloccarsi e quindi di intervenire per allentare il contatto strisciante delle ruote di cui sopra. Occorre quindi un sistema che misura la velocità di rotazione individuale di ciascuna ruota, che lo paragoni a quella delle altre ruote e che intervenga sul freno. Concettualmente l’ABS ha originato molti sistemi di controllo della trazione e ora anche della stabilità (TCS*, ESP* ecc.). Per una descrizione più dettagliata vedi “canali dell’ABS”.



AC (diesel engines)

Sigla dei motori a combustione interna ad Accensione per Compressione o spontanea, generalmente noti come a “ciclo Diesel”: il ciclo termodinamico è fatto da un’adiabatica (compressione) da un’isobara (accensione) da un’adiabatica (espansione) e da un’isocora (scarico). I motori a “testa calda” sono degli AC a ciclo semi-Diesel.



ACC (Adaptive Cruise Control - Active Cruise Control)

E’ un sistema di regolazione automatica della velocità (Cruise Control*) che però è in grado di regolare automaticamente la velocità anche in funzione della distanza e della velocità del veicolo che precede. E’ in grado di rallentare, accelerare o frenare all’occorrenza ed è collegato ai sistemi ABS* , ASR* ed ESP*. Il cuore del sistema è però un radar. Bosch programma di partire alla produzione nel 1999 e Delphi ha allo studio sistemi analoghi, così come Delco e altri (TRW) tra cui tutti i maggiori costruttori automobilistici. I sensori del sistema sono: angolo d’imbardata, accelerazione trasversale, numero di giri delle ruote, e angolo di sterzata oltre, ovviamente il radar di distanza dal veicolo che precede attivo sotto i 150 m. Gli attuatori agiscono su freni (ASR e ESP), cambio, motore (Motronic) in un range di velocità da 30 a 180 km/h.



Accelerazione ( acceleration )

Nell’ambito delle prestazioni è la capacità di un’auto di passare da una certa velocità a una superiore facendo uso del cambio e utilizzando il motore al massimo delle possibilità. Normalmente, ma non necessariamente, la velocità iniziale è nulla. Viene misurata prefissando le due velocità, per esempio 0 e 100 km/h, e misurando il tempo trascorso; oppure fissando una distanza, di solito 400 e 1000 metri, e rilevando il tempo necessario per percorrerla partendo da fermi. Come grandezza fisica l’accelerazione istantanea in un tracciato rettilineo è la variazione di velocità (misurata normalmente in metri al secondo) nell'unità di tempo (un secondo) ed è quindi espressa in m/s2 o in g* (pari a 9,81 m/s2). Poiché la velocità, sempre fisicamente, è un valore vettoriale, essa dà luogo a un’accelerazione anche quando, senza cambiare di intensità, varia di direzione: è in caso tipico dell’accelerazione centrifuga, detta anche accelerazione laterale*, che si sviluppa in curva anche se questa viene percorsa a velocità angolare costante. Grosso modo il corpo umano non può sopportare senza rischio accelerazioni superiori a 8g (8 volte il peso = 80 m/s2).



Accensione ( ignition )

In un motore* a benzina (meglio: ad accensione a scintilla, detto anche AS*) è il sistema che dà l’avvio alla combustione della miscela aria-carburante nei cilindri*. L’impianto “classico” comprende: la batteria*, lo spinterogeno*, la bobina (che innalza la tensione da 12 V fino a 10-15.000 V), i cavi (che portano l’alta tensione dal distributore alle candele*) e, appunto, le candele. Nel Diesel* (meglio: ad accensione per compressione, detto anche AC*) non esiste un vero e proprio impianto d’accensione anche se vi è una centralina che comanda l’inserimento e il disinserimento delle candelette di preriscaldamento, che consentono di avviare il motore a freddo. Il principio di funzionamento è il seguente. La batteria è collegata a un avvolgimento della bobina (in passato, nello spinterogeno “classico” percorso da una corrente di 1,5 - 2 A; di più non si poteva perché questa corrente veniva interrotta da un interruttore a contatti - il ruttore - che altrimenti sarebbe bruciato). All’interrompersi della corrente dell’avvolgimento primario, nell’avvolgimento secondario della bobina di forma una tensione molto alta e poiché il secondario è collegato a una candela, essa è luogo di formazione di una scintilla, che accende la miscela. I miglioramenti successivi a questo schema sono consistiti nell’aumentare la corrente nel primario (fino a raddoppiarla) scegliendo un diverso modo di interromperla (transistors di potenza, sempre comandati dai contatti e poi senza contatti) e successivamente nel poter variare l’istante di accensione in funzione non solo del parametro “posizione del pistone” ma anche in funzione di tutti quei altri parametri (vedi sotto) che poi sono gli stessi presi in considerazione dalla centralina di alimentazione. Gli impianti più moderni dunque (tutti del tipo elettronico “breakerless” = senza contatti) non hanno lo spinterogeno, il cui punto debole sta nel movimento meccanico del ruttore. Essi utilizzano invece un piccolo alternatore con tante espansioni polari quanti sono i cilindri e una centralina elettronica ad hoc. La corrente generata è pulsante ed in fase con l’albero motore. Gli impulsi sono amplificati e modificati per comandare un circuito a scarica di condensatore con annessa bobina, che genera l’alta tensione da inviare, tramite distributore, alle candele. L’apparato elettronico provvede anche all’anticipo di accensione (del valore max. di 40° rispetto al punto morto superiore) necessario all’aumentare dei giri del motore. Gli impianti con una bobina per cilindro (o per coppia di cilindri) non hanno più bisogno neanche del distributore ad alta tensione e quindi non hanno parti meccaniche in movimento (accensione statica). I parametri che determinano l’anticipo sono i giri del motore (che era l’unico parametro preso in considerazione nel caso dello spinterogeno) la pressione nel collettore di aspirazione, la temperatura dell’aria aspirata, il segnalatore di battito in testa e i segnali della sonda lambda* allo scarico. I sensori di battito in testa determinano una risposta della centralina di accensione nel senso di ritardare lo scoccare della scintilla (fino a un max di 20° di ritardo rispetto al punto morto superiore). Nel caso di mancata accensione della miscela (misfiring*) si interrompe l’alimentazione del cilindro in crisi, per non danneggiare la marmitta catalitica con l’eventuale scoppio, nel suo interno, di miscela incombusta. Nel diesel l’accensione avviene per autocombustione del gasolio ridotto a goccioline che viene a contatto con l’aria surriscaldata (almeno 600°C) dalla fase di compressione. Essendoci una fase in cui le goccioline devono passare dallo stato di liquido a quello di gas si verifica un ritardo di accensione (circa 1/100 di secondo) responsabile della rumorosità e della ridotta velocità di combustione, che costringe i diesel a non salire troppo di giri. Negli ID* il ritardo tenderebbe ad aumentare per via delle goccioline immesse direttamente nella camera di combustione; però ora si usano iniettori che polverizzano molto di più e condotti che creano la turbolenza, che nei motori tradizionali era generata dalla precamera*.



Accensione a magnete

E’ un generatore di corrente nato agli albori dell’automobilismo e utile per staccare l’accensione dal vero e proprio impianto elettrico della vettura. Le estremità polari di una calamita rotante sono affacciate a un blocco metallico su cui c’è un avvolgimento di spire. Ruotando la calamita si attiva nel metallo un circuito magnetico e si induce une forza elettromotrice alternata nelle spire. Tale FEM induce una corrente alternata quando le estremità dell’avvolgimento sono chiuse su se stesse. Imponendo una velocissima interruzione di questo circuito tramite dei contatti che si aprono si ha una grande variazione del flusso magnetico e quindi una tensione altissima (15.000 - 20.000 volt) che fa scoccare una scintilla, utilizzabile (nella candela) per accendere la miscela. Se in parallelo alla candela c’è un condensatore, la tensione è ancora più alta e le puntine (cioè i contatti) non si distruggono rapidamente.



Accensione diretta ( distributorless ignition system )

Impianto di accensione* dotato di centralina elettronica* in cui ogni candela* è alimentata da una bobina. In tal modo si eliminano il distributore d’accensione* e i cavi dell’alta tensione.



Acciaio laminato

Utilizzati frequentemente per i coperchi valvole e supporti delle pastiglie freno, gli acciai laminati hanno il loro campo di applicazione dove c’è necessità di ridurre rumorosità e vibrazioni, mantenendo elevate caratteristiche di resistenza meccanica. Pertanto, compatibilmente con il prezzo, potrebbero riguardare quasi tutte le componenti delle vetture. Si tratta di un “sandwich” di materiale plastico o viscoelastico tra due strati di lamiera d’acciaio.



Acciaio temprato - leghe di acciaio

Acciaio utilizzato nell’industria automobilistica, che raggiunge le caratteristiche finali (snervamento a 200 N/mm2) dopo un’esposizione di 20’ in forno a 180°C. Prima esso è molto morbido e permette sagomature molto elaborate. Acciai con snervamento a 1.200 N/mm2 sono sagomati a caldo, 800-1000°C (non resisterebbero alla lavorazione con pressa) e sono leghe al boro: utilizzati per la zona gambe e piedi dove in casi d’urto ci sono violente sollecitazioni.



Accumulatore (smorzatore di pressione) di carburante

Piccolo serbatoio, delle dimensioni di meno di un litro, in comunicazione con il condotto di mandata all’uscita dalla pompa del carburante. Serve a smorzare le pulsazioni del carburante e anche a mantenere in pressione il circuito a motore spento. E’ costituito da un ingresso/uscita, mentre il fondo è mobile, contrastato da una molla.



Acqua (water)

In campo automobilistico vengono così impropriamente chiamati i liquidi di raffreddamento del motore. L’acqua è anche emulsionabile col combustibile specie nell’alimentazione del Diesel ed è anche tra i prodotti finali della combustione. Quella meteorica è causa frequente per la perdita di aderenza dei pneumatici. Vedi anche aquaplaning.



Additivi degli oli

Sono sostanze chimiche che servono a rinforzare alcune proprietà dell’olio base: indice di viscosità*, adesività, anticorrosione, ecc. Servono anche a fornire all’olio proprietà che non possiede naturalmente o che possiede marginalmente: detergenza (pulizia delle zone calde) disperdenza (pulizia delle zone fredde), di miglioramento dell’indice di viscosità, antiusura, resistenza agli acidi, antiossidanti, antiruggine, antischiuma, miglioratori del punto di scorrimento, ecc. (fino a circa 15). Costituiscono il 10 - 20% in peso del prodotto finito. Vedi anche lubrificanti.



Additivi dei combustibili

Gli additivi hanno queste funzioni: anti-invecchiamento (non devono ossidarsi con l’aria oppure reagire coi metalli dei contenitori) anti reagenti con l’impianto di alimentazione (detergenti per lascaire puliti gli oragni di immissione) anticorrosione e anticongelamento (per eviatre formazione di ghiaccio alla farfalla). Per quanto riguarda il gasolio in particolare sono presenti additivi nella misura masima dello 0,1% migliorativi del numero di cetano* e per evitare la formazione di cristalli di paraffina di dimensioni tali da intasare il filtro del gasolio, fenomeno che potrebbe avvenire già attorno ai 0 °C. I gasoli invernali portano il punto critico attorno ai - 20 °C. L’aggiunta di benzina o kerosene allontana la formazione dei cristalli ma ciò riduce il numero di cetano, meglio nel caso riscaldare il filtro del gasolio.



Additivi delle benzine

Sono presenti nella misura di circa 1% per elevare il numero di ottano, ridurre la tendenza a depositi proteggere dall’ossidazione il carburante (che produce “gomme”), allontanare il rischio di corrosione dei metalli, la formazione di ghiaccio o anche solo per colorare il liquido a norma di legge. In futuro è prevedibile che, quando non ci sarà più in commercio la benzina col piombo, si debba aggiungere un additivo specifico da parte degli utilizzatori di vetture vecchie. Vedi, per i risultati di una prova, Autopro luglio 2000.



Aderenza (adhesion)

Condizione che si stabilisce nella zona di contatto tra battistrada e fondo stradale quando il primo non striscia sul secondo. Perdite di aderenza possono avvenire per eccesso di potenza del motore (e in tal caso le ruote girano più velocemente di quanto corrispondente alla velocità della vettura) oppure per eccesso di frenata (caso opposto). C’è infine una perdita di aderenza per eccesso di velocità in curva e in tal caso la vettura non segue la traiettoria impostata dalle ruote.



Adiabatico o isoentropico

Qualsiasi sistema che non permette scambio di calore coi sistemi adiacenti. In particolare le fasi del motore di compressione e di espansione vengono assimilate a trasformazioni adiabatiche, anche se in realtà esiste uno scambio di calore col liquido refrigerante. Durante queste fasi il lavoro prodotto (espansione) o quello ricevuto (compressione) dal gas interno al cilindro, e cioè dal motore stesso, è uguale all’energia interna ceduta o ricevuta dal gas stesso, cioè è proporzionale al suo salto termico.



ADS ( Adaptive Damping System )

Sigla anche di Adaptive Dampfungs System, impianto di sospensioni pneumatiche* offerto a richiesta su alcuni modelli Mercedes per fornire il massimo confort. Permette alla vettura di abbassare il proprio assetto all’aumentare della velocità e di mantenerlo costante indipendentemente dal carico e dalle condizioni del fondo stradale. Più genericamente si intende con ADS un sistema che altera le proprietà degli ammortizzatori in funzione di parametri di guida. Oli speciali “magnetoreattivi” studiati dalla Delphi e utilizzati negli ammortizzatori sono in grado di variare le loro caratteristiche sotto l’effetto di campi magnetici, perché contengono particelle ferrose in sospensione, si prevedono applicazioni a partire dal 2003.

[fonte:Quattroruote]...............|...............torna su..