Ammortizzatori ( shock absorbers )
Ammortizzatori a controllo elettronico

Analogico ( analog )

ANCS (Active Noise Control System)

Angoli caratteristici dei fuoristrada (di attacco, di uscita di dosso) - Twist

Angolo di combustione

Angolo di deriva

Angolo di incrocio delle valvole (valve overlap)

Anti-roll bar

Anticipo d’accensione ( ignition timing ) e di iniezione

Antigelo
Antinquinamento ( antipollution )
Antipattinamento ( antispin )

Aquaplaning

Aria (Air)
Aromatici


Ammortizzatori ( shock absorbers )


Hanno il compito di smorzare rapidamente le oscillazioni che la carrozzeria* subirebbe se fosse sospesa alle sole molle, migliorando il confort, e di evitare la perdita di contatto fra pneumatici* e terreno che potrebbe compromettere la tenuta di strada e la stabilità, ingenerare aquaplaning e allungare gli spazi di arresto, oltre che indurre consumo anomalo dei pneumatici. Per adattare lo smorzamento alle varie condizioni di marcia si stanno diffondendo, sulle vetture di prestigio, ammortizzatori a controllo elettronico* la cui regolazione varia tramite elettrovalvole gestite da una centralina*. Nel suo schema più comune, l’ammortizzatore è costituito da un cilindro riempito d’olio, nel cui interno scorre un pistone collegato a uno stelo. Quando il pistone si muove spinto dallo stelo l’olio deve passare da un parte all’altra del pistone forzando delle valvole che sono sul pistone stesso e ottenendo così l’effetto smorzante. E’ evidente che il movimento del pistone sposta più volume nella camera inferiore che in quella superiore perché c’è anche il volume dello stelo che entra o esce dalla camera. Allora o si lascia dell’aria, che crea inconvenienti nella regolarità del funzionamento, oppure si ricorre agli ammortizzatori oggi comunemente in uso, detti “a gas”, monotubo o bitubo (i bitubo, detti anche telescopici, sono indispensabili per la sospensione Mac Pherson*). In questi ammortizzatori (i bitubo, che sono di gran lunga i più comuni) il cilindro interno è completamente riempito d’olio, sia sopra che sotto il pistone, mentre all’esterno c’è un secondo tubo con olio ed aria. Durante la fase di estensione si richiama olio nella camera inferiore: questo arriva sia dalla camera superiore (ma non in quantità sufficiente) attraverso le valvole nel pistone, sia dal tubo esterno attraverso valvole piazzate sul fondo che separa i due cilindri. Durante la fase di compressione l’olio dalla camera inferiore va in parte in quella superiore e, per la parte che avanza, nel tubo esterno. Per sistemi non Mac Pherson, dove perciò lo stelo del pistone può essere sottile, si usano anche ammortizzatori monotubo: un solo tubo, un pistone nell’olio con valvole differenziate per compressione e dilatazione e una zona in fondo al cilindro con gas inerte ad alta pressione separata dall’olio tramite diaframma mobile (“monotubo a gas”). Compressione ed espansione del gas compensano le differenze di volume dovute alla presenza dello stelo. Ammortizzatori “scarichi” generano perdite di comportamento della vettura (tenuta e stabilità), allungamento degli spazi d’arresto, facilitano l’aquaplaning, rendono meno efficace l’illuminazione notturna o abbagliano le vetture in senso opposto e aumentano i consumi delle parti pneumatiche e meccaniche del veicolo.



Ammortizzatori a controllo elettronico

Modificano il loro effetto di smorzamento in base agli impulsi provenienti da una centralina elettronica* che analizza i segnali raccolti da appositi sensori* sull’entità della sterzata, della frenata, dell’accelerazione e degli scuotimenti della carrozzeria*. La diffusione degli ammortizzatori a controllo elettronico (impropriamente definiti «sospensioni intelligenti») è conseguente al fatto che la scelta di molle e ammortizzatori* tradizionali è frutto di un compromesso fra le esigenze di confort e di tenuta di strada. Di solito si abbinano smorzatori rigidi a molle abbastanza morbide. In questo modo vengono limitate le oscillazioni della carrozzeria su fondi ondulati (sollecitazioni a bassa frequenza) e le ruote rimangono aderenti al terreno anche su strade con irregolarità di elevata frequenza (cubetti di porfido o lastricato). Per avere il miglior contatto delle ruote con il terreno e per ridurre le oscillazioni della carrozzeria senza penalizzare inutilmente il confort quando non sono richieste elevate caratteristiche di marcia (per esempio su fondi in ottime condizioni) si deve però ricorrere ad ammortizzatori a controllo elettronico, che hanno caratteristiche variabili. I più semplici prevedono due regolazioni, morbida o rigida, altri hanno 3 o 4 livelli di smorzamento, altri ancora possono essere regolati con continuità da un valore minimo a uno massimo e addirittura con valori di smorzamento diversi ruota per ruota. La regolazione viene effettuata variando l’area di passaggio dell’olio nell’ammortizzatore tramite elettrovalvole gestite dalla centralina. Sono allo studio (Bayer) anche ammortizzatori con liquidi “elettroreologici” capaci di variare la propria densità in funzione della tensione elettrica cui sono sottoposti. In questo modo la sospensione attiva è regolata da un apparato elettrico; vedi anche ADS, con oli “magnetoreattivi”.


Analogico ( analog )

Tipo d’indicatore, dotato di un quadrante e di una lancetta, che visualizza in modo continuo e progressivo le variazioni delle grandezze misurate (temperatura, velocità, regime di rotazione ecc.). In alternativa agli strumenti di tipo“digitale*”, che espongono numeri.


ANCS (Active Noise Control System)

Sistema basato sulla possibilità di far interferire un suono indesiderato (rumore) con un altro che lo cancelli. Naturalmente occorrono degli altoparlanti che emettano il suono cancellatore e un controllo elettronico in continuo capace di reagire in millisecondi. Messo in produzione da Nissan nel 1992, con la collaborazione di Hitachi, riesce ad abbassare di circa 10 dB il rumore del motore in accelerazione per frequenze fini a 250 Hz.


Angoli caratteristici dei fuoristrada (di attacco, di uscita di dosso) - Twist

Per la marcia in fuoristrada sono importanti i seguenti angolo caratteristici: angolo di attacco = angolo massimo anteriore affrontabile da un fuoristrada senza toccare con la carrozzeria; è in pratica la rampa con la massima pendenza affrontabile partendo da un piano orizzontale; angolo di uscita = stessa cosa in retromarcia o in uscita da un rampa di discesa; angolo di dosso = supposto un dosso triangolare isoscele, è il suo angolo alla base massimo superabile senza “toccare sotto”. Twist (torsione) = escursione massima raggiungibile tra ruote diagonali senza che una terza ruota si sollevi.


Angolo di combustione

E’ la misura in gradi della rotazione del motore durante la fase di combustione. Nel motore AS* questo valore è piuttosto costante al variare del numero di giri. La ragione di ciò dipende dal fatto che la velocità di propagazione del fronte di fiamma è proporzionale alle turbolenze (vedi swirl) e queste sono proporzionali al regime di rotazione. La conseguenza è che il motore AS può salire di giri enormemente (oggi siamo oltre i 15.000 giri/min). La scintilla scocca poco prima del raggiungimento del punto morto superiore (PMS), la pressione aumenta raggiungendo il suo massimo attorno ai 20° dopo il PMS, e la combustione cessa attorno ai 65-75° dopo il PMS. All’apertura della valvola di scarico la pressione è attorno ai 3-5 bar. Il motore AC*, invece, lega la sua possibilità di salire di giri alla finezza della polverizzazione del combustibile, che è la sola maniera per accelerare la combustione.


Angolo di deriva

E’ quello che si forma fra la direzione in cui sono orientate le ruote e la traiettoria effettiva percorsa dal veicolo. Determinato dalla forza centrifuga (in curva), dal vento laterale e dall’inclinazione del fondo stradale, o da difetti nella geometria della sospensioni o delle gomme, genera forze trasversali sui pneumatici*, che per questo si deformano nella zona di contatto con il terreno. Il valore della deriva aumenta col diminuire del carico sulla ruota e col diminuire della pressione di gonfiaggio. I pneumatici ribassati* hanno derive inferiori rispetto a quelli normali, detti «serie 80». I differenti angoli di deriva che si generano in curva fra i pneumatici anteriori e posteriori determinano effetti sotto o sovrasterzanti*.


Angolo di incrocio delle valvole (valve overlap)

Intervallo di rotazione dell’albero motore*, misurato in gradi, durante il quale rimangono aperte simultaneamente le valvole* di aspirazione e di scarico. Ciò avviene quando il pistone* si trova al punto morto superiore, all’inizio della fase di aspirazione e alla fine della fase di scarico; è provocato dal ritardo di chiusura dello scarico e dall’anticipo di apertura dell’aspirazione. L’ampiezza dell’angolo d’incrocio è molto varia, in genere tra i 10° e i 60° (120° nei motori da competizione), e dipende sia dalle caratteristiche geometriche e costruttive del motore sia dalle prestazioni: ha comunque lo scopo di utilizzare al meglio l’effetto estrattore dell’onda di scarico. Più il motore è spinto tanto maggiore è l’angolo d’incrocio, tuttavia a partire dagli anni Settanta si è preferito ridurre il suo valore, in particolare il ritardo di chiusura delle valvole di scarico, allo scopo di limitare la fuoriuscita di benzina incombusta e, di conseguenza, le emissioni inquinanti e il consumo. Da qualche tempo, sui propulsori più raffinati sono montati variatori di fase* che consentono di modificare l’incrocio durante il funzionamento del motore. Un elevato angolo d’incrocio è utile quando il motore è al massimo dei giri, perché contribuisce ad aumentarne la potenza. Ciò però penalizza il funzionamento ai medi e bassi regimi per cui i motori da corsa hanno dei rapporti al cambio tali da farli girare sempre attorno ai massimi giri: per questa ragione in passato le vetture da corsa avevano più marce di quelle normali e studiate perché in gara si utilizzassero tutte. Le macchine normali invece oggi hanno anch’esse numerose marce ma le utilizzano diversamente. Una prima solo per avviarsi o per le salite molto impegnative. Le altre marce sono molto spaziate e tali che portando i giri in alto prima della cambiata si entra nella marcia successiva attorno ai valori di coppia massima.


Anti-roll bar

Barra antirollio o barra stabilizzatrice*. Vedi anche sospensioni. Posta trasversalmente, collega le sospensioni del medesimo asse tramite una barra di torsione.


Anticipo d’accensione ( ignition timing ) e di iniezione

Per dare tempo alla miscela aria-benzina di bruciare completamente, la scintilla della candela* viene fatta scoccare prima che il pistone* raggiunga il punto morto superiore, ossia la sua posizione più alta nel cilindro*. Il valore di tale anticipo è definito dai gradi dell’angolo di cui è inclinata la manovella dell’albero a gomiti rispetto alla posizione verticale (corrispondente al punto morto superiore) nel momento in cui scocca la scintilla. L’anticipo è funzione del numero di giri e va aumentato in proporzione, a partire da zero fino a circa 40° rispetto al punto morto superiore. Nel diesel esiste un anticipo di iniezione, che sposta la camma di azionamento degli iniettori in funzione del numero di giri. Entrambi gli anticipi vanno regolati anche in funzione del carico nel senso che l’anticipo va ridotto al ridursi del carico perché con miscela magra (nel diesel) l’accensione è più difficoltosa: però ritardando l’anticipo l’aria è più calda e quindi il gasolio si accende più facilmente. Vedi angolo di combustione e Swirl.


Antigelo

Evita il congelamento dell’acqua contenuta nell’impianto di raffreddamento*. In passato veniva aggiunto prima della stagione invernale e tolto in primavera. Oggi è stato sostituito dai liquidi permanenti.


Antinquinamento ( antipollution )

E’ così denominata la funzione di quei dispositivi atti a ridurre le emissioni di sostanze inquinanti dalla vettura, sia durante il funzionamento del motore sia durante la sosta. Per limitare la nocività dei gas di scarico, con particolare riferimento all’emissione di ossidi di carbonio (CO*), idrocarburi incombusti (HC) e ossidi d’azoto (NOx)*, viene utilizzata la marmitta catalitica o catalizzatore* che, grazie a reazioni chimiche, trasforma queste sostanze in altre meno inquinanti; però è necessario l’uso di benzina senza piombo (il piombo annulla l’efficacia del catalizzatore). Altri dispositivi antinquinamento sono il ricircolo dei gas di scarico nelle camere di combustione (EGR*), la postcombustione (pulsair*) e apposite tubazioni, valvole e canister* che impediscono ai vapori di benzina sprigionatisi nel serbatoio di liberarsi nell’atmosfera durante la sosta dell’auto. I provvedimenti antinquinamento hanno però condizionato tutta la progettazione del motore potendosi ottenere risultati interessanti riducendo il rapporto di compressione (ma cala il rendimento), ridisegnando la camera di scoppio (turbolenze, due candele, plurivalvole ecc.), modificando la distribuzione e l’accensione, con una forma appropriata dei collettori di aspirazione e scarico.


Antipattinamento ( antispin )

Sono dispositivi gestiti dall’elettronica che permettono di limitare automaticamente la potenza trasmessa alle ruote adeguandola alle diverse condizioni di aderenza. Noti con sigle diverse (ASR*, ASC*, ETC*, TCS* ecc.), agiscono in genere sugli impianti di alimentazione* e accensione* del motore, riducendo l’erogazione di potenza indipendentemente dalla posizione dell’acceleratore. I sistemi più raffinati intervengono anche sul freno* della ruota che incomincia a slittare: se ciò non basta (perdita di aderenza per entrambe le ruote motrici), iniziano a togliere potenza al motore. In genere utilizzano i medesimi sensori dell’ABS*, del quale costituiscono, sotto il profilo della sicurezza attiva*, la naturale estensione.


Aquaplaning

E' la pericolosa perdita di aderenza che si crea quando fra pneumatico* e fondo stradale si forma un velo d’acqua. L’aquaplaning fa «decollare» la ruota rendendo a volte impossibile il controllo della vettura con lo sterzo* e annullando l’effetto frenante. Si accentua col crescere della velocità, dello spessore del velo d’acqua (pozzanghere), della larghezza dei pneumatici e dell’usura del battistrada. Per allontanare questo pericolo bisogna ridurre la velocità e viaggiare con gomme in ordine: pressione corretta e battistrada in buono stato.




Aria (Air)

L’aria è un composto di numerosi gas e mediamente, quando è secca, ha la seguente composizione a 1 bar e 0°C: Azoto (1,234 kg/m3 ) 78% in volume 76% in peso Ossigeno (1,4) 21 23 Argon (1,8) 0,9 1 Anidride carbonica (2 ) 0,03 0,05 Idrogeno, Neon, Elio, Cripto, Xeno tracce L’aria secca ha una densità di 1,28 kg/m3 e obbedisce abbastanza fedelmente alla legge dei gas perfetti (Boyle e Charles) PV = kRT dove P = pressione assoluta V = volume in m3 k = massa del gas in kg R = costante del gas T = temperatura assoluta in gradi kelvin La molecola è la più piccola parte di gas che ha le stesse caratteristiche generali del gas (lo stesso vale per qualsiasi altra materia). Un’importante proprietà è che una molecola di qualsiasi gas a certe condizioni di temperatura e pressione ha un determinato volume (il volume molecolare è lo stesso per tutti i gas), il che è come dire che volumi uguali di gas diversi nelle stesse condizioni di temperatura e di pressione hanno un peso proporzionale al peso molecolare (somma dei pesi atomici): volumi uguali di gas diversi,nelle stesse condizioni di temperatura e di pressione, contengono ugual numero di chilomoli. In particolare a 1 bar e 0°C in un volume di 22,69 m3 è contenuta una chilomolecola di qualsiasi gas, cioè il gas pesa 1000 volte il peso molecolare. I cicli teorici dei motori a combustione interna sono studiati, in prima approssimazione, come se il fluido agente fosse aria secca.



Aromatici

Idrocarburi molto stabili presenti nelle benzine e sospettati di essere cancerogeni. Sono stati introdotti massicciamente quando si è tolto il piombo dalla benzina “super”, per recuperare potere antidetonante (vedi numero di ottano). Attualmente (1° luglio 98) la loro presenza è al 40% in Italia, mentre negli USA è al 35%, sempre in volume. Per il 2000 si deve ridurre al 42% in Europa. Il nome deriva dal fatto che hanno un caratteristico odore. IL più semplice è il benzene ma sono aromatici, tra gli altri, anche il toluene e lo xilene. Un gruppo particolare è costituito dagli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) formati da due o più strutture benzeniche. Col processo di reforming si può, ad es. trasformare alifatici in aromatici, che hanno numero di ottano più elevato. Con la isomerizzazione si legano diversamente gli atomi (senza trasformarli) ottenendo diverse caratteristiche chimico-fisiche

[fonte:Quattroruote]...............|...............torna su..