Baricentro (center of gravity)
Barra di torsione (torsion bar)
Barra Panhard ( lateral rod )
Barra stabilizzatrice ( anti-roll bar, stabilizer bar )
Barre di rinforzo nelle porte
BAS (Brake Assistant System) BDC (Bake Dynamic Control) PBC (Panic Brake Control)
Batteria - manutenzione

Batteria al piombo (lead battery)

Batterie per trazione, energia e potenza specifica massica

Battistrada (tread)

BDC (Brake Dynamic Control)
Beccheggio (pitch)
benzina ossigenata - ETBE


Baricentro (center of gravity)

Punto in cui, ai fini della dinamica e della statica della vettura, si può considerare concentrata la massa del veicolo.


Barra di torsione (torsion bar)

E’ un elemento elastico costituito da una barra sollecitata a torsione. Nell’uso tipico come elemento elastico delle sospensioni le sue estremità sono solidali al telaio della vettura da una parte e a un braccio della sospensione* stessa dall’altra. Rispetto alla classica molla elicoidale è meno ingombrante in altezza e consente più facili regolazioni dell’assetto. Ha però costo e complicazioni costruttive maggiori e non offre una risposta altrettanto precisa e prevedibile. Si usa ancora più frequentemente come barra antirollio o stabilizzatrice*.


Barra Panhard ( lateral rod )

Barra trasversale, con funzione di biella, che costituisce in uno schema molto comune, l’ancoraggio laterale alla scocca* della sospensione* posteriore a ponte interconnesso. E’ di solito collocata parallelamente all’assale e ha un’estremità incernierata alla scocca e l’altra al ponte.


Barra stabilizzatrice ( anti-roll bar, stabilizer bar )

Detta anche barra antirollio, unisce le due sospensioni* indipendenti situate ai lati opposti dello stesso asse in modo da limitare il coricamento laterale della vettura in curva. Costruttivamente è una barra di torsione*. La sua presenza non influenza il molleggio quando le ruote dello stesso asse incontrano contemporaneamente un ostacolo o un avvallamento.


Barre di rinforzo nelle porte

Servono a proteggere conducente e passeggeri in caso di urto laterale, meno frequente di quello frontale ma assai più pericoloso, anche se la vettura è dotata di airbag* e le cinture di sicurezza* sono regolarmente allacciate. Sono state adottate dalla Volvo fin dagli anni Settanta, poi dalla Saab e dalla Mercedes. Recentemente si sono diffuse a tappeto, ma si sono anche trasformate in una caratteristica da pubblicizzare per incrementare le vendite. Difficile, dunque, distinguere fra le protezioni laterali veramente efficaci e quelle montate solo per motivi di marketing. Le normative americane, comunque, già prevedono una prova d’urto laterale e le norme europee la introdurranno, seppur differente come modalità di esecuzione, in tempi brevi. L’efficacia delle barre è massima in caso di urto contro un ostacolo rigido di ridotte dimensioni (palo, albero) o di urto laterale inclinato, ossia con un veicolo che non segue una traiettoria perfettamente perpendicolare a quella della vettura investita. Gli irrobustimenti nelle porte, da soli, possono poco se l’intera struttura della vettura non è stata progettata per distribuire in maniera ottimale le forze dell’impatto.


BAS (Brake Assistant System) BDC (Bake Dynamic Control) PBC (Panic Brake Control)

Se in caso di frenata di emergenza il pedale del freno viene premuto immediatamente ma senza la necessaria pressione, come fanno molti automobilisti, non si riesce ad entrare nel campo di azione dell’ABS e perciò lo spazio di frenata risulta più lungo di quello possibile. Il BAS riconosce le intenzioni del pilota in base alla velocità di salita della pressione nell’impianto frenante e attiva immediatamente, attraverso la pompa dell’ASR*, l’innalzamento automatico della pressione. In emergenza (rapida spinta sul pedale) fino al valore massimo possibile, cioè attiva l’intervento dell’ABS su tutte le ruote. Vedi anche “brake by wire”.


Batteria - manutenzione

Si parte dall’osservazione dello stato dei terminali e della pulizia esterna generale. La solfatazione ai morsetti (colore polvere verdognola) si elimina versando acqua calda, poi si staccano i morsetti (sempre prima il negativo) e si puliscono con spazzola metallica. Infine pìrima di attaccarli si trattano con la pasta specifica: ciò garantisce il contatto efficace tra circuito e batteria. Lo sporco e l’umidità sulla parte superiore della batteria va rimosso per evitare “ponti” che disperdano corrente scaricando la betteria. Aggiungere acqua distillata in ogni cella fino al livello previsto da costruttore Lo stato di efficienza interna può essere controllato tramite idrometro, che misura il peso specifico: le batterie che ne hanno uno incorporato controllano purtroppo solo lo stato di una cella; meglio usera uno mobile che possa prelevare campioni da ognuna delle sei celle. Attenzione al prelievo dell’acido perché è altamente corrosivo e può nuocere agli occhi. A batteria carica la tensione deve essere tra 12,6 e 12,8 V a morote e servizi spenti. Con motore in moto la tensione sale a 13,6-14,5 V.


Batteria al piombo (lead battery)

E’ il magazzino dell’energia elettrica generata dall’alternatore*, ed è indispensabile per consentire l’avviamento del propulsore con il motorino elettrico. Questa funzione determina in buona parte il dimensionamento della batteria, poiché anche alle basse temperature essa deve poter erogare una corrente abbastanza elevata da far girare il motore e mantenere una tensione elettrica sufficiente a garantire il corretto funzionamento delle centraline elettroniche per iniezione* e accensione*. I materiali attivi in una batteria o accumulatore al piombo sono ossidi di piombo (PbO2) sulle piastre positive, piombo (Pb) molto poroso sulle piastre negative e acido solforico diluito (H2SO4), in funzione di elettrolita. In condizioni di riposo, la tensione di una cella di batteria è di circa 2 V, cresce durante la ricarica e diminuisce durante la scarica (per ottenere un accumulatore da 12 V occorre quindi collegare sei celle). Partiamo dalla condizione di batteria scarica, o nuova, con gli elettrodi che sono Pb e con una soluzione dove navigano ioni SO4-- e ioni H2++. Applicando ai poli una differenza di potenziale, al polo negativo accorre l’idrogeno, che si accumula rendendo poroso l’elemento. Al polo positivo accorre SO4 che perde le cariche negative, reagisce con l’acqua e riforma H2SO4 liberando ossigeno, il quale si combina col piombo e forma PbO2. Alla fine abbiamo i poli che sono Pb (poroso, con idrogeno) e PbO2 e un elettrolito molto denso perché l'acqua si è scomposta ed accumulata sui poli. Questi due metalli (Pb e PbO2) hanno una differenza di potenziale intrinseca (come il rame e lo zinco della pila di Volta) e quindi, se si stacca il generatore e si collegano con un filo gli elettroni si spostano da uno all’altro (nasce la corrente, molto lenta, contrariamente a quanto si crede, dell’ordine dei millimetri o al max. dei metri al minuto, ma fatta di moltissimi elettroni): il Pb ricco di idrogeno invia elettroni al PbO2; la scarica sarebbe di breve durata ma al Pb che diventa positivo arrivano gli ioni negativi SO4 soluzione. Questi, come prima, si neutralizzano, reagiscono con l’acqua e danno luogo a H2SO4 più ossigeno. l’O2 si combina con l’idrogeno e forma acqua: resta il Pb metallico di partenza. Il PbO2, ricevendo elettroni, diventa negativo e attrae dalla soluzione gli H+ che si combinano con l’ossigeno formando acqua e Pb. Abbiamo così i due elettrodi di piombo iniziali. Se la tensione di ricarica continua ad essere applicata anche quando l’accumulatore è ormai carico si ha l’elettrolisi della sola acqua con la produzione di ossigeno al polo positivo e di idrogeno al polo negativo. Questa miscela di gas può essere esplosiva, e perciò la ricarica deve avvenire in zone ventilate. La densità dell’elettrolita è un valido indice dello stato di carica della batteria. Infatti, quanto più la batteria è scarica tanto meno denso è l’elettrolita (e di conseguenza aumenta la sua temperatura di congelamento). Un accumulatore standard carico ha l’elettrolita con densità di 1,28 kg/l (e temperatura di congelamento di -68 °C), quello carico al 50% ha densità di 1,18 kg/l (-20 °C), mentre l’elettrolita di una batteria scarica ha densità di 1,08 kg/l (-5 °C). Se si vuole considerare la tensione a vuoto ai morsetti come indice di carica, la batteria deve essere a riposo da almeno 6 ore, il voltmetro deve essere a bassissimo assorbimento (es. digitale) , la temperatura deve essere di circa 25° e allora da un valore di più di 12,5 V di batteria carica, si scende a 12,2 V a metà carica, fino a meno di 11,7 V per batteria scarica.


Batterie per trazione, energia e potenza specifica massica

Sono la potenza e l’energia per unità di massa. L’evoluzione delle batterie da quelle attuali (al piombo*, energia specifica 30 Wh/kg, potenza specifica 100 W/kg) si prevede essere la seguente (vedi anche fuel cells). Nickel-idruri metallici (NiMH), 60 Wh/kg, 160 W/kg (per l’anno 2000) Litio-polimeri, 120 Wh/kg, 100 W/kg (anno 2005) litio-ioni, 150 Wh/kg, 250 W/kg (anno 2005) , 200Wh/L, senza effetto memoria ricarica completa in 6 ore- prototipo Ford Ka funzionante a luglio 2000 (126 Wh/kg, raffreddamento a liquido delle batterie). La benzina ha un’energia specifica di circa 43.333 kJ/kg = 12.000 Wh/kg = 10.400 kcal/kg Nuove batterie al piombo con contenuto d’argento hanno energia specifica di 40 Wh/kg


Battistrada (tread)

Parte del pneumatico* che va a contatto col fondo stradale. Ha una mescola resistente all’usura, ma anche ad alta tenuta. E’ inciso da incavi che formano il “disegno” del battistrada, necessari per la tenuta sul bagnato e sulla neve; la profondità di tali incavi, che a nuovo varia attorno ai 7 mm, non deve scendere sotto a valori prefissati per legge (1,6 mm per le vetture, 1 mm per le moto e 0,5 mm per i ciclomotori). Vedi anche TWI.


BDC (Brake Dynamic Control)

E’ un sistema correttivo degli impianti frenanti dotati di ABS. In pratica riconosce dalla rapidità con cui viene azionato il pedale del freno che si tratta di una frenata di emergenza e aziona, di conseguenza, il massimo dell’effetto frenante, anche se il pilota non ha premuto a fondo il pedale. Vedi anche: BAS


Beccheggio (pitch)

E’ il movimento della carrozzeria* rispetto ad un asse trasversale che avviene in accelerazione e in frenata, provocando, rispettivamente, l’abbassamento della coda e l’innalzamento del muso e viceversa. Le sospensioni* con geometria tale da minimizzare il fenomeno sono dette «anti-dive» all’avantreno* e «anti-squat» al retrotreno*.

benzina ossigenata - ETBE

L(Ethyl Tertio Butyl Ether (ETBE) ottenuto dall’etanolo di grano o di barbabietola può essere mischiato alla benzina in proprozione attorno al 10%. In tal modo la benzina risulta addizionata di ossigeno all’ 1,4% con riduzione di CO e HC attorno al 10 - 15 %.

[fonte:Quattroruote]...............|...............torna su..