Carreggiata
Carrozzeria
Carter secco
Cataforesi
Catalizzatore (catalytic converter - catalytic afterburning)
Catalizzatore a due vie

CAVE (Computer Aided Virtual Environment)

CBC (Cornering Break Control)

Centralina elettronica
Centro di rollio (roll center)

Ceramica

CFD
Ciclo (cycle) e rendimento termodinamico

Ciclo di omologazione

Ciclo Miller - Atkinson (motore ad alto rapporto di espansione)

Ciclo Rankine
Ciclo “misto” di Sabathé


Carreggiata

E’ la distanza fra i centri delle aree d’impronta dei pneumatici* dello stesso asse. Con alcuni tipi di sospensioni* indipendenti varia con il carico, quindi va misurata a vettura scarica. Può essere leggermente diversa tra avantreno* e retrotreno*. Aumentando la larghezza dei pneumatici la carreggiata non cambia. Montando, invece, cerchi con canale maggiorato il suo valore in genere aumenta poiché i cerchi sporgono maggiormente verso l’esterno (vedi offset*).



Carrozzeria

E’ l’insieme dei pannelli che determinano la forma di una vettura. Da quando non viene più utilizzato il telaio portante, spesso la definizione si estende alle parti sottostanti, ossia alle strutture interne di rinforzo e all’ossatura della scocca* portante. In base al tipo di carrozzeria le vetture vengono classificate come 2 volumi, 2 volumi e mezzo (corto accenno di baule posteriore), 3 volumi (sbalzo posteriore accentuato), station wagon, space wagon (o monovolume), coupé, spider (vettura aperta non derivata da un modello con carrozzeria chiusa), cabriolet (vettura con tetto apribile derivata da una berlina due porte o da una coupé) e «targa» (definizione di coupé con tettuccio rigido asportabile utilizzata fin dal 1965 dalla Porsche).



Carter secco

Circuito di lubrificazione* con un serbatoio per l’olio separato dal motore*. Il carter secco (cioè’ senza olio) consente di ridurre l’altezza del propulsore, di aumentare il quantitativo d’olio e garantisce il perfetto pescaggio del lubrificante in tutte le condizioni. Servono due pompe, di mandata e di recupero dell’olio che cade sul fondo del motore. (ad es. Porsche)



Cataforesi

Sistema di verniciatura protettiva per immersione della scocca in un bagno elettrolitico con vernice mista ad acqua. I due poli sono la vasca e la scocca e applicando una differenza di potenziale la corrente porta a depositare sulla scocca la vernice. Successivamente si vernicia per spruzzatura o con una seconda cataforesi con colorazione.



Catalizzatore (catalytic converter - catalytic afterburning)

Nel mondo dell’automobile è sinonimo di marmitta catalitica*, un dispositivo che elimina dai gas di scarico oltre il 90% delle emissioni attualmente considerate inquinanti: idrocarburi incombusti (HC), ossidi di carbonio (CO*) e di azoto (NOx*). Più in generale, il catalizzatore è una sostanza impiegata per facilitare o determinare reazioni chimiche (alle quali non partecipa) che senza di essa non avverrebbero o si svolgerebbero con considerevole lentezza. I catalizzatori montati sulle automobili sono blocchi di ceramica* solcati internamente da innumerevoli minuscoli canali (nei quali passano i gas di scarico) rivestiti da materiali «attivi» (palladio e platino principalmente, ma non esclusivamente, per gli HC e i CO e rodio principalmente per gli NOx) che consentono le reazioni chimiche capaci di trasformare le sostanze inquinanti in altre meno nocive. La superficie interna delle canalizzazioni è superiore a quella di un campo di calcio, pur essendo rivestita con pochissimi grammi di platino, palladio e rodio (quest’ultimo assai costoso). La marmitta catalitica a tre vie o trivalente, è così definita perché consente di eliminare CO, HC e NOx. Ci sono anche marmitte più semplici: le ossidanti (eliminano solo CO e HC) e le riducenti (trasformano solo gli NOx). Tutti i catalizzatori vengono danneggiati nel giro di poche decine di chilometri se si utilizza benzina con piombo, perché il piombo danneggia le funzioni dei metalli rari; anche le mancate accensioni, portando miscela incombusta nel catalizzatore, lo distruggono a causa delle elevate temperature ivi raggiungibili in conseguenza del fatto che la miscela brucia nella marmitta stessa. Perché il catalizzatore funzioni deve raggiungere una temperatura di almeno 250°C; la condizione ottimale è tra 400 e 800°C, oltre i 1000°C si distrugge fondendo. Il campo di utilizzo ottimale è destinato ad estendersi col progredire della ricerca. Nelle partenze a freddo è dunque importante il tempo trascorso dall’avviamento alla entrata in temperatura del catalizzatore, tempo in cui non vi è abbattimento delle emissioni. Vedi anche Sonda lambda e Assorbitori.



Catalizzatore a due vie

Marmitta catalitica in grado di eliminare solo due delle sostanze considerate dalle normative antinquinamento (CO* e HC). E’ quindi una marmitta ossidante: funziona in eccesso di ossigeno e quindi non riduce gli NOx*, per eliminare i quali occorre semmai un ambiente privo di ossigeno.



CAVE (Computer Aided Virtual Environment)

Sistema di proiezione in stereoscopia che permette di osservare, con speciali occhiali, le immagini proiettate in forma tridimensionale su quattro superfici. Viene utilizzato in fase di progetto per apprezzare l’effetto ottico identico a quello che si avrebbe sul prodotto finito, risparmiandosi di costruirlo effettivamente o di trasportarlo da un posto ad un altro (Mercedes). I proiettori inviano alternativamente l’immagine corrispondente alla posizione dell’occhio sinistro e del destro dell’osservatore, 118 volte al secondo; corrispondentemente gli occhiali permettono la visione del solo occhio interessato e il cervello associa le due immagini in forma tridimensionale.



CBC (Cornering Break Control)

E’ un tipo di funzionamento dei freni per cui, durante un rallentamento in curva, la forza frenante viene distribuita opportunamente tra le ruote in modo da evitare un effetto di imbardata*. In curve dove si frena e in cui si sviluppa più di 0,6 g di accelerazione trasversale (registrata da apposito sensore) la ruota posteriore interna non viene frenata in modo che nasca, tramite le altre tre ruote frenanti, una coppia di riassestamento. Il sistema agisce per frenate che non necessitino di intervento dell’ ABS*. L’ESP* (e l’analogo DSC 3) è un gradino più avanti, perché fa intervenire i freni anche se il pilota non frena. Necessita però anche di sensore di imbardata e di rotazione del volante.



Centralina elettronica

E’ un vero e proprio microcalcolatore che, in base a una serie di istruzioni in esso memorizzate (la cosiddetta mappatura*) e alle informazioni ricevute da vari sensori*, è in grado di controllare le più disparate funzioni della vettura. Inizialmente le centraline elettroniche sono state utilizzate soprattutto per determinare l’anticipo d’accensione* e la quantità di benzina iniettata (iniezione*). Gli impianti più evoluti (Bosch Motronic) hanno una sola centralina per accensione e iniezione: regola i tempi di iniezione, gli anticipi di accensione, l’avviamento a freddo e l’arricchimento in accelerazione il cut off e il limite di fuorigiri e la farfalla dell’acceleratore (motorizzata) al regime di minimo e l’inserimento di una eventuale seconda elettroventola. I sensori sono quello di massa d’aria aspirata e della sua temperatura, di giri, del pedale dell’acceleratore della temperatura del liquido refrigerante, della detonazione e la sonda lambda. Allo stato attuale le centraline “elaborate” da montare al ricambio, garantiscono un aumento di potenza attorno al 3 - 5 % negli aspirati e del 10 % nei turbo a benzina (aumento della pressione del turbo di 0,1 bar). Non disponibili per i diesel. Ad esempio la centralina di un motore diesel “common rail” riceve informazioni da: - batteria (riceve alimentazione) - tachimetro - sensore di giri - sensore di fase - sensore di sovarppressione (nel caso di turbo) - sensore temperatura combustibile - sensore temperatura motore - debimetro - sensore pressione combustibile - interruttori pedali freno e frizione - potenziometro pedale acceleratore - centralina candelette la centrlina contemporaneamente emette comandi conseguenti per: - spia iniezione - modulatore EGR - compressore A/C - pompa combustibile - spie cruscotto (temp. acqua e candelette) - candelette prerisc. - elettroiniettori Inoltre è dotata di una presa per la diagnosi.



Centro di rollio (roll center)

Punto attorno a cui ruota il veicolo durante il rollio*. Dipende dal tipo di sospensione adottato. Essendocene uno per l’avantreno ed uno per il retrotreno, è più corretto parlare di asse* di rollio (che unisce i due centri). Il centro di rollio varia durante il movimento delle sospensioni e quindi si può parlare di un centro istantaneo di rollio. In teoria è conveniente che centro di rollio e baricentro* siano più vicini possibile e che tale distanza resti costante durante l’escursione della carrozzeria. La determinazione del centro di rollio avviene tenendo conto dei vincoli tra corpo vettura e ruota, in genere bilelle o carrelli (Macpherson), dell’appoggio a terra del pneumatico, inteso come cerniera, e del fatto che il centro di rollio deve trovarsi sull’asse di simmetria del veicolo (per ragioni di simmetria).



Ceramica

Già utilizzati per la costruzione di catalizzatori e di sfere per cuscinetti a rulli, i materiali ceramici sono estremamente resistenti alle alte temperature (fino a oltre 1.000°C) isolano dal calore, hanno un’eccezionale resistenza all’usura per abrasione e alla corrosione, sono amagnetici, leggeri e hanno un ridotto attrito. Da anni sono oggetto di studi perché potrebbero consentire di realizzare parti interne di motori in grado di funzionare a temperature più elevate di quelle attuali (addirittura privi di impianto di raffreddamento*), con rilevanti riduzioni dei consumi di combustibile e, conseguentemente, di emissioni inquinanti. La loro adozione pone però problemi di non facile soluzione: sono infatti fragili, difficili da produrre in serie e da lavorare a causa della durezza e della possibile presenza di porosità o di impurità interne. Un’applicazione prevedibile a breve potrebbe riguardare le valvole, il che permetterebbe, dato il minor peso, di utilizzare molle meno massicce, e per i freni. Il costo della ceramica si aggira comunque sul doppio rispetto all’acciaio che va a sostituire però la durata dei dischi può essere anche di 10 volte maggiore, possono ruotare a velocità doppie e hanno un peso del 60% inferiorte.



CFD

Sigla di Computational Fluid Dynamics, un software che permette di progettare tenendo conto del comportamento dei fluidi, intendendo particolarmente l’aria. Permette ad esempio di valutare in anticipo l’aerodinamicità di una figura in movimento.



Ciclo (cycle) e rendimento termodinamico

La trasformazione continua di energia dai combustibili in energia meccanica è possibile solo in un processo ciclico, cioè che si ripete in continuazione ritornando periodicamente alle condizioni iniziali. Con riferimento alle condizioni del fluido operante, un ciclo è ben rappresentato in un diagramma P/V (Pressione / Volume), dove l’area interna è il lavoro ricavabile; oppure da un diagramma T/S (Temperatura / Entropia), dove l’area interna è il calore prelevato nel ciclo dalla fonte primaria di energia meno quello versato alla fonte secondaria (calore sottratto), cioè il calore sfruttato. I cicli più noti in uso nei motori da trazione sono il ciclo Otto e il ciclo Diesel*. Il fluido in realtà non evolve ciclicamente perché viene sostituito dopo la fase di scarico il che rende inutilizzabile parte dell’energia prodotta che se ne va sotto forma di calore e di energia cinetica dei gas di scarico. Per aumentare il rendimento si cerca di aumentare al massimo l’area interna al ciclo P/V cosa ottenibile aumentando al massimo la compressione in quanto andando verso le alte pressioni (verso sinistra nel diagramma) l’area di cui sopra aumenta sempre più: le adiabatiche divergono. E’ ben vero che comprimere Il fluido nuovo comporta un lavoro negativo, che aumenta aumentando la compressione, però ben maggiore è il lavoro positivo ricavabile con la combustione a pressione elevata. In altri termini il guadagno in pressione dovuto al salto di temperatura del fluido è sempre maggiore quanto più si parte da una pressione elevata. Il limite al rapporto di compressione* per il motore Otto è la detonazione*. Il concetto di aumentare il rapporto di compressione è così importante che al limite conviene abbassare la temperatura di combustione onde allontanare la detonazione pur di alzare tale rapporto (vedi EGR). Per aumentare l’area interna di un ciclo si può operare una variante tra la fase di compressione e quella di scarico (vedi ciclo Miller). Il lavoro ricavabile dal motore deve tener conto oltre che del rendimento termodinamico anche del rendimento termico* e di quello meccanico, cioè delle perdite per attrito meccanico o fluidodinamico e degli ausiliari mossi dal motore. In questo ambito la sovralimentazione* a turbina può servire a recuperare l’energia persa nei gas di scarico, che escono a pressioni attorno ai 5 bar e temperature da 500 a 700°C, per ridurre il lavoro fluidodinamico.


Ciclo di omologazione

Modalità di prova standardizzate per misurare consumi ed emissioni inquinanti di un’auto e poterli comparare con quelli di altre vetture nelle stesse condizioni d’uso. I test avvengono in apposite camere climatizzate, con il veicolo fermo e le ruote motrici collocate su speciali rulli la cui resistenza al rotolamento può essere modificata per simulare la potenza motrice assorbita dal rotolamento dei pneumatici* e dalle resistenze aerodinamiche*. La vettura viene «guidata» seguendo un tracciato, il ciclo di omologazione, che fissa in modo rigoroso, istante per istante, la velocità da tenere e la marcia del cambio* da utilizzare. Al terminale dell’impianto di scarico* viene collegata un’attrezzatura che consente di raccogliere i gas combusti per la successiva analisi degli inquinanti. Mentre il modo in cui debbano essere raccolti i gas di scarico, analizzate le sostanze inquinanti (ossido di carbonio, CO*; idrocarburi incombusti, HC; ossidi d’azoto, NOx) e misurati i consumi di combustibile sono ormai unificati nei vari Paesi, non altrettanto è avvenuto per i cicli di omologazione, ossia la sequenza di accelerazioni, velocità e cambiate di marcia da rispettare durante la prova. Attualmente esistono ancora vari cicli standard (i più importanti sono cinque) che riproducono l’utilizzo medio delle vetture in Europa, Stati Uniti e Giappone. Fino a poco tempo fa in Europa veniva utilizzato il ciclo di omologazione ECE R15-04, che prevedeva una distanza di 1013 metri da ripetere quattro volte consecutivamente, con velocità media di 18,7 km/h, velocità massima di 50 km/h e il motore funzionante al minimo per il 31% del tempo di prova. Per tenere conto anche del comportamento a velocità più elevate, è stato approvato recentemente dal Consiglio dei ministri europeo un nuovo ciclo di omologazione, il 91/441, che in pratica aggiunge al percorso precedente un tratto a maggiore velocità, così che ora la distanza totale è 11 km, la velocità media 32,5 km/h e la massima 120 km/h. Contemporaneamente sono stati resi più severi i limiti per le sostanze inquinanti e prese in considerazione (come già avviene negli USA) anche le emissioni di vapori di benzina dall’impianto di alimentazione*.



Ciclo Miller - Atkinson (motore ad alto rapporto di espansione)

Ciclo di funzionamento per motori* a combustione interna brevettato dal danese Ralph Miller (su idea precedente del britannico James Atkinson) e originariamente destinato a grossi motori diesel*. In un motore a quattro tempi l’energia sviluppata dalla combustione viene trasformata in potenza durante la fase di espansione dei gas nel cilindro*. Maggiore è il rapporto di espansione, maggiore è la potenza che può essere sviluppata. Nei soliti motori il rapporto di compressione* è uguale a quello di espansione, quindi per incrementare quest’ultimo occorre aumentare nella stessa misura il primo. Tuttavia il rapporto di compressione non può essere innalzato oltre un certo limite poiché pressioni e temperature raggiungerebbero valori pericolosi e potrebbero favorire l’insorgere di fenomeni di detonazione* nel motore a benzina. Nel ciclo Miller il problema viene risolto anticipando la chiusura delle valvole* di aspirazione durante la fase d’aspirazione, oppure ritardandola durante la fase di compressione. Nel motore messo a punto dalla Mazda, un V6 di 2.3 litri sovralimentato, il rapporto di compressione è inferiore di un quinto rispetto a quello di espansione (8:1 contro 10:1), grazie al fatto che per un quinto della corsa di risalita del pistone durante la fase di compressione le valvole di aspirazione rimangono aperte. E’ un ciclo ad alto rendimento termodinamico ma a bassa potenza specifica (2/3 di un pari cilindrata Otto) perché riducendo il volume d’aria aspirata si riduce anche la quantità di combustibili bruciabile ad ogni ciclo. Per questa ragione richiede la sovralimentazione. Attualmente è utilizzato da Toyota sulla vettura ibrida.



Ciclo Rankine

Ciclo termodinamico del motore a vapore. Consiste nell’evaporazione del vapore in una caldaia (isobara), la sua espansione adiabatica in un cilindro con pistone oppure in una turbina e conseguente fornitura di lavoro, e la condensazione successiva alle condizioni originali di temperatura e pressione (isobara). Trascurando il lavoro fornito per pompe e organi ausiliari, il rendimento è il rapporto tra il lavoro ricavato e il calore fornito nella caldaia = L/Q.



Ciclo “misto” di Sabathé

I cicli teorici Otto e Diesel sono piuttosto diversi da quelli reali, i quali peraltro si assomigliano abbastanza tra loro. La fase di combustione per entrambi si avvicina molto a una combinazione tra volume costante (teorica dell’Otto) e pressione costante (teorica del Diesel) dando luogo al ciclo, appunto, di Sabathé.

[fonte:Quattroruote]...............|...............torna su..