De Dion
DeNOx - catalizzatori ad accumulo
Deportanza
Desmodromico
Detonazione (detonation)
Diagramma della distribuzione

Diesel

Differenziale (differential)

Differenziale attivo

Differenziale autobloccante ( limited-slip differential )

Digitale

Dinamotore - alternomotore - alternatore d’avviamento - ISAD - KSG - ISA ( Integrated Starter Alternator )


De Dion

Sospensione* ad assale rigido utilizzata, soprattutto in passato, al retrotreno* di vetture a trazione* posteriore. Assomma i vantaggi tipici dell’assale rigido, con il quale le ruote non subiscono variazioni di campanatura* e di carreggiata* durante le oscillazioni, ad alcune qualità della sospensione indipendente (ridotte masse non sospese), dato che il differenziale* è ancorato alla scocca* e quindi non oscilla insieme all’assale stesso.



DeNOx - catalizzatori ad accumulo

Speciali catalizzatori* atti a ridurre le emissioni di NOx. Danneggiabili facilmente in presenza di zolfo*, sono oltremodo necessari per i motori “lean burn” dove l’abbondanza di ossigeno crea gli ossidi di azoto e per i diesel. Funzionano “stoccando” gli ossidi di azoto quando la miscela è magra per “rilasciarli” quando è stechiometrica o grassa. Sono allo studio catalizzatori in vanadio o iridio che però agiscono solo in un range ridotto di temperature. Lo zolfo massimo ammissibile per questi catalizzatori è di 30 ppm (parti per milione). Aggiornamento per i motori a benzina “lean burn”: catalizzatori con ossidi di bario o potassio, rivestiti di platino palladio e rodio fissano gli ossidi di azoto trasformandoli in nitrati. Una successiva fase di miscela più ricca (14,6:1 di rapporto stechiometrico) crea le condizioni per trasformare i nitrati in azoto e vapore d’acqua ripulendo il catalizzatore. Nel campo dei Diesel se c’è zolfo non c’è rimedio: i deNOx sono di platino e zeolite e la riduzione degli ossidi di azoto può avvenire (common rail*) con una post-iniezione di combustibile che porti degli HC nel catalizzatore a formare CO2, H2O e N, ma non si può eliminare i depositi di zolfo ormai divenuto solfato permanente. Honda afferma che i suoi catalizzatori “dual bed” ad accumulo non sono danneggiati dallo zolfo.



Deportanza

E’ la forza aerodinamica* che spinge il veicolo verso il suolo aumentandone l’aderenza e la stabilità. Il carico verticale provocato dagli alettoni di una «formula 1» alla massima velocità può equivalere al triplo del peso della vettura. L’alettone posteriore della “Posche turbo” consente alla velocità massima (circa 300 km/h) un carico aggiuntivo sull’asse motore di qualche chilo, in altri termini annulla la portanza*.



Desmodromico

Comando valvole che apre e chiude meccanicamente, cioè senza molla di richiamo. In uso sulle vetture da competizione. Per una perfetta chiusura delle valvole sono utilizzate lo stesso delle molle, seppure con carico limitato.



Detonazione (detonation)

Fenomeno tipico dei motori ad alto rapporto di compressione, legato alla combustione della benzina in seguito al quale la fiamma, invece di propagarsi gradualmente nella camera di scoppio, provoca onde di pressione con picchi irregolari e molto elevati che danneggiano i pistoni* e la testa dei cilindri*. Durante la combustione la miscela si accende allo scoccare della scintilla e, SE NON C’è MOVIMENTO DI MISCELA FRESCA, la fiamma si propaga lentamente creando un fronte di pressione che alza la temperatura della miscela incombusta per compressione e per conduzione. Ciò sempre più parossisticamente al punto che la miscela incombusta prende spontaneamente fuoco creando onde di pressione a velocità altissima. Sono le onde che rimbalzando sulle pareti danno luogo alla detonazione. Si può evitare utilizzando benzine con elevato numero di ottano* oppure abbassando la temperatura nella camera di scoppio usando miscele più «ricche» (carburazione*), oppure molto povere (carica stratificata*) e infine ritardando il momento in cui scocca la scintilla nella candela* (anticipo d’accensione*), o comunque prendendo qualsiasi provvedimento che velocizzi la combustione, ad esempio mantenendo il motore ad alto numero di giri (un motore da F1 in pratica non può detonare): in questo modo si riduce il tempo tra uno scoppio e l’altro e inoltre cala l’efficienza volumetrica* (rapporto tra la pressione nel cilindro al termine della fase di aspirazione e quella atmosferica) che è come se il motore fosse meno compresso. Vedi anche velocità di fiamma e autoaccensione (fenomeno da non confondere con la detonazione). Camere emisferiche, che hanno salite di pressioni finali molto rapide (perché si riduce il volume a disposizione) allontanano il pericolo di detonazione, proprio per la rapidità dell’aumento di pressione, che non lascia il tempo alla persistenza delle condizioni critiche.



Diagramma della distribuzione

E’ il diagramma che riporta, in funzione dell’angolo di manovella, la posizione di apezrtura e chiusura degli organi della distribuzione (valvole per i motori a quattro tempi e luci per quelli a due tempi).




Diesel

Motore* (detto anche AC, cioè ad Accensione per Compressione) in cui la combustione avviene a seguito di un’elevata temperatura ottenuta con una forte compressione della sola aria: questa, portata a 30...60 bar (anche fino a 80 per l’iniezione diretta*) subisce così un notevole aumento di temperatura (600...900°C) che provoca l’accensione spontanea del gasolio quando viene iniettato finemente polverizzato. Per ottenere le microscopiche goccioline di combustibile è indispensabile utilizzare una pompa mossa dal motore, che invia a elevata pressione il gasolio agli iniettori*. Per rendere possibile la partenza del motore anche quando è freddo, il diesel è dotato di candelette* di preriscaldamento rese incandescenti da una resistenza elettrica interna. I motori diesel sono di due tipi: a iniezione diretta* e a precamera, a seconda che l’iniettore spruzzi direttamente nel cilindro o meno. Rispetto al motore a benzina tradizionale, il diesel ha un consumo inferiore poiché può funzionare con miscele aria-combustibile più «magre», ha rapporti di compressione* più elevati e non ha la strozzatura della farfalla* d’alimentazione: nei cilindri* viene immessa solo aria mentre la potenza è regolata modificando la quantità di gasolio iniettata. Inoltre per unità di volume il gasolio ha una densità di energia superiore del 10% circa. Tuttavia non si può arrivare al rapporto stechiometrico (14:1) per non avere fumosità e quindi si viaggia sempre con rapporti “magri”; le emissioni di CO2 sono inferiori rispetto al benzina, il peso è superiore ed emette anche il particolato*. I lati negativi sono la rumorosità e il numero di giri ridotto, a causa della lentezza della combustione e della pesantezza della meccanica; inconveniente che si cerca di eliminare migliorando la velocità di polverizzazione del carburante. Inoltre emette più NOx di un motore a benzina. Vedi anche common rail, pompa iniezione ad alta pressione e iniettore - pompa.



Differenziale (differential)

E’ un dispositivo meccanico che riceve il moto da un albero e lo ripartisce su altri due. Ad esempio, il differenziale classico riceve il moto da un albero che esce dal cambio e, tramite i semiassi*, lo trasmette alle ruote consentendo loro, all’occorrenza, di girare a velocità differenti per percorrere traiettorie di diversa lunghezza. La sua utilità è evidente quando si pensi a cosa accadrebbe se le ruote motrici fossero collegate rigidamente, cioè obbligate ad avere la stessa velocità: poiché in curva quella interna compie un tragitto più corto di quella esterna, una delle due (o entrambe) striscerebbe sul terreno, con grave danno per la durata dei pneumatici* e per la tenuta di strada. I normali differenziali ripartiscono la coppia* motrice tra le due ruote in modo uguale (quindi, se una slitta per mancanza di aderenza neppure l’altra riesce a trasmettere potenza), anche se in realtà i valori sono leggermente differenti a causa degli attriti interni fra i vari ingranaggi. Vi sono però anche differenziali (gli epicicloidali) che dividono la coppia in modo diverso tra i due alberi in uscita. Sono utilizzati, per esempio, per ripartire la potenza fra avantreno* e retrotreno* delle vetture a trazione integrale*, quando si vuole una prevalenza di coppia su uno dei due assi. Alcune vetture hanno dispositivi che bloccano il differenziale (completamente, oppure fino a un determinato limite), perché la ruota in buone condizioni di aderenza sia In grado di spingere la vettura anche se l’altra è su fondo estremamente scivoloso. Un bloccaggio al 25% (è un valore abbastanza comune, aumentabile fino al 40%) significa che tra le due ruote motrici si può instaurare fino a una una differenza del 25% di tutta la forza destinata alla trazione prima che SI ARRIVI AL PATTINAMENTO. Un bloccaggio del 100% significa che il 100% della forza di trazione può andare sulla ruota nelle migliori condizioni di aderenza. Se comunque si supera il limite di aderenza entrambe le ruote pattinano il che porta a violenti sovrasterzi nella trazione posteriore. Il bloccaggio del differenziale è ottenibile con elementi di frizione (dischi, coni, forma degli ingranaggi, fluidi ad alta viscosità*) oppure con una gestione elettronica che fa intervenire i freni e poi agisce sull’alimentazione del motore per impedire il pattinamento. Vedi anche differenziale autobloccante e differenziale attivo.



Differenziale attivo

Sistema che distribuisce in modo differenziato la coppia tra i due semiassi in uscita dal differenziale. In pratica due frizioni a comando elettroidraulico e a gestione elettronica variano la distribuzione della coppia in funzione stabilizzante (quando la centralina è allertata da sensori di imbardata*) o di trazione (centralina allertata da sensori di aderenza ABS* ) o di tenuta (centralina allertata da sensori di angolo al volante). Gli stessi scopi si possono ottenere agendo sui freni in modo differenziato e automatico (ESP*). Con questo differenziale si può integrare l’altro sistema o sostituirlo senza usurare i freni, ma usurando le frizioni e con aggiunta di peso (valutare i pro e i contro). Vedi anche giunto idraulico a comando elettronico per capire il funzionamento.



Differenziale autobloccante ( limited-slip differential )

Viene utilizzato quando le condizioni d’impiego della vettura (per esempio in fuoristrada) o l’elevata potenza a disposizione rischierebbero di far slittare la meno aderente delle ruote motrici. Il bloccaggio è necessario poiché una delle caratteristiche del normale differenziale* è che quando una ruota motrice pattina neppure l’altra, pur avendo una sufficiente aderenza, può trasmettere potenza. «Autobloccante al 25%» significa ad esempio che, se una ruota slitta per eccesso di coppia* motrice, l’altra riesce comunque a trasmettere a terra una coppia pari a quella (debole) della ruota che slitta più il 25% della coppia in entrata al differenziale, sempre che vi sia abbastanza attrito fra terreno e battistrada. Oltre ai tradizionali ZF a lamelle, in questi ultimi anni si sono diffusi altri dispositivi di bloccaggio, fra i quali il Torsen* e i differenziali con giunto viscoso*. Vedi anche differenziale.



Digitale

E’ un indicatore che fornisce informazioni non con una lancetta ma tramite numeri e lettere; quindi in maniera discontinua. Il visualizzatore è generalmente a diodi luminosi o a cristalli liquidi.



Dinamotore - alternomotore - alternatore d’avviamento - ISAD - KSG - ISA ( Integrated Starter Alternator )

Motore asincrono (o anche sincrono a eccitazione continua e magneti permanenti nel rotore) montato direttamente sull’albero a manovella, tra motore e cambio integrato col volano, serve ad avviare il motore a scoppio a sostituirlo per la trazione e a produrre energia elettrica, a motore in moto. Sono soppressi i rumori tipici dell’avviamento (ingranamento del motorino ecc.) e può generare corrente elettrica a varie tensioni che poi può restare alternata o essere raddrizzata. Esso può essere anche utilizzato per regolarizzare il moto rotatorio del motore, specie se abbinato ai supercondensatori*, anzi era nato con questo scopo e poi è evoluto verso le funzioni di cui sopra. Tra i primi utilizzatori dovrebbero esserci BMW (a 42 V), Citroen, Ford, Honda (presente dal 1999 sulla “Insight”). Pre avere una potenza suffuciente sarebbe opportuna una linea di alimentazione a circa 40V. Vedi anche: cambio meccanico robotizzato.

[fonte:Quattroruote]...............|...............torna su..