Disallineamento - offset
Disco del freno ( brake disk )
Dispositivi di post trattamento dei gas di scarico
Distanza di sicurezza (safety margin)
Distributore d’accensione (ignition distributor)
Distribuzione (valve timing gear)

DOHC

Doppia accensione

DOT

Drive by wire - EGas (electronic Gas) - Electronic throttle control system (ETCS) - Acceleratore elettronico

Due e quattro tempi (stroke)

Dwell


Disallineamento - offset

Ci sono vari tipi di offset* nel motore. Interessante quello, abbastanza recente come caratteristica in produzione ma molto estesa, tra punto di attacco tra pistone e biella* (spinotto del piede) e centro del relativo cilindro per ridurre l’attrito sulla parete, causa anche di rumorosità. Il disassamento consente progressività nel passaggio dell’appoggio del pistone da un lato all’altro del cilindro. Anche per i pistoni a cielo piano esiste dunque un senso di montaggio ben preciso.



Disco del freno ( brake disk )

E’ solidale con la ruota (gira cioè insieme ad essa) e sopporta l’azione frenante che la pinza*, solidale con la sospensione, esercita sulle sue superfici tramite le pastiglie*. Le proprietà essenziali richieste al disco sono la robustezza, per sopportare le sollecitazioni meccaniche alle quali viene sottoposto; l’indeformabilità, per consentire alle pinze di agire su superfici sempre perfettamente piane che non diano origine a vibrazioni; la resistenza all’abrasione, per durare a lungo e garantire nel tempo un attrito uniforme; la conducibilità termica, per disperdere rapidamente il calore; la leggerezza, per contenere le masse collegate alla ruota (dette non sospese) e favorire così il contatto continuo con il terreno anche in presenza di asperità. In genere i dischi sono di ghisa speciale, ma per le vetture da competizione si utilizzano anche fibre di carbonio, che assicurano elevati coefficienti di attrito, grande leggerezza e resistenza a temperature molto alte. Sulle vetture con elevate prestazioni e su quelle di massa notevole i dischi, soprattutto all’avantreno*, sono di tipo autoventilante (ossia forati radialmente) in modo che, ruotando, si autoraffreddino comportandosi come pompe centrifughe: aspirano aria fresca dal centro e la disperdono dai fori collocati lungo la circonferenza asportando calore. Sono allo studio dischi in materiale ceramico rinforzato con fibre di carbonio e pastiglie, anch’esse in metallo composito, che possono lavorare a 1.500°C e durare anche 300.000 km. Di dimensioni simili al disco attuale, quello in ceramica pesa circa la metà. Vedi anche freni.



Dispositivi di post trattamento dei gas di scarico

Si tratta in pratica di un catalizzatore supplementare funzionante a temperature medio-basse (meno di 500°) che utilizza sali che hanno affinità col materiale da accumulare (ad es. bario per lo NOx). Periodicamente (in media 2 o 3” al minuto) si arricchisce la combustione che tramite gli HC e CO in eccesso provvede alla riduzione del materiale accumulato. Comunque l’arricchimento è governato da una centralina elettronica che rileva il grado di saturazione del materiale di accumulo (per intervenire con l’arricchimento) e i segnali della sonda lambda. Vedi anche: DeNOx



Distanza di sicurezza (safety margin)

Distanza a cui tenersi dal veicolo che ci precede per arrestarsi in tempo utile in ogni circostanza. Nell’ipotesi più probabile di buona visibilità, tale spazio corrisponde a quello percorso durante il tempo di reazione: tempo che intercorre tra l’inizio del rallentamento del veicolo che precede e l’inizio del rallentamento del proprio veicolo. In buone condizioni psicofisiche si può ritenere il tempo di reazione di circa un secondo (il t.d.r. varia normalmente tra 0,5 e 1,5 secondi). Ad esempio, a 100 km/h si percorrono circa 30 metri nel secondo del tempo di reazione e tale distanza è appunto la distanza di sicurezza. Per velocità diverse la distanza di sicurezza va proporzionalmente aumentata o diminuita. Ad esempio, a 120 km/h la distanza va aumentata del 20% cioè 30 x 1,2 = 36 metri. Se il veicolo che precede ha un incidente, oppure perde assetto per eccesso, oppure semplicemente ha un impianto frenante più efficiente del nostro, la distanza di sicurezza sopraddetta non sarà in ogni caso sufficiente, se non per “scartare” gli eventuali ostacoli, ammesso che vi sia lo spazio. In cattive condizioni di visibilità, la distanza di sicurezza va progressivamente aumentata, fino al limite della distanza di arresto o spazio di ARRESTO*.



Distributore d’accensione (ignition distributor)

Invia alle candele* l’alta tensione che fa scoccare la scintilla. Nel sistema tradizionale fa parte dello spinterogeno, riceve l’alta tensione dalla bobina e la distribuisce ai vari cilindri* per mezzo di un dispositivo rotante azionato direttamente, o tramite ingranaggi, dal motore. Si stanno diffondendo impianti elettrici che ne sono privi perché dotati di una bobina per ogni candela (accensione diretta*).



Distribuzione (valve timing gear)

E’ l’insieme degli organi che comandano l’apertura e la chiusura delle valvole* di aspirazione e di scarico consentendo il passaggio della miscela aria-carburante (o della sola aria nel caso dei diesel* e dei benzina a iniezione diretta) e dei gas combusti. Sono azionati dall’albero motore* e il movimento viene trasmesso tramite UN INGRANAGGIO, una catena o una cinghia dentata* agli alberi a camme* che, a loro volta, agiscono sulle valvole. Le valvole si chiudono sotto l’effetto delle molle di richiamo (meglio se tronco-coniche, che riducono le masse in moto alterno essendo più leggere verso l’albero a camme) oppure di un dispositivo meccanico (distribuzione desmodromica). Il tutto deve essere perfettamente sincronizzato (fasatura*) poiché, in caso contrario, le valvole potrebbero urtare contro la parte superiore dei pistoni*. La distribuzione* classica del passato era ad “aste e bilancieri” con alberi a camme nel basamento, mentre oggi, più diffusamente, i motori hanno gli alberi a camme nella testata, mossi da catena oppure cinghia (più raramente e solo per motori sportivi da cascata di ingranaggi) il che consente di raggiungere un numero di giri elevato. Tali alberi, tramite punterie (elemento che va a contatto con la camma), comandano direttamente o attraverso i bilancieri il movimento delle valvole. I bilancieri sono una soluzione raffinata, in particolare se il contatto con la camma avviene attraverso un rullo anziché un pattino, cioè con attriti particolarmente ridotti. La fasatura fissa risulta ottimizzata per un determinato regime di rotazione del motore e un determinato carico, mentre per gli altri regimi è solo una soluzione di compromesso; oggi è sempre più diffusa la fasatura variabile con meccanismi (variatori di fase*) capaci di ottenere un ampio incrocio agli alti regimi e uno ridotto a quelli bassi. Si studiano anche sistemi di distribuzione svincolati dal movimento del motore addirittura privi di alberi a camme con comando idraulico o elettromeccanico (Daimler-Benz tra gli studi più progrediti).



DOHC

Sigla per Double Over Head Camshaft: doppio albero* a camme* in testa.



Doppia accensione

Sistema che utilizza due candele* per ogni camera di combustione*, con vantaggi per la regolarità di funzionamento del motore* e per il contenimento delle emissioni inquinanti. Si tratta di una soluzione adottata fin dagli albori dell’automobilismo sportivo perché consentiva di bruciare più rapidamente e in modo più completo la miscela aria-benzina anche agli alti regimi di rotazione. In tempi molto più recenti, nella seconda metà degli anni Ottanta, è stata ripresa dall’Alfa Romeo (con la denominazione «Twin Spark»), poi imitata dalla Porsche per il 6 cilindri della «911 Carrera», in virtù della sua utilità anche sui motori di serie. La doppia accensione, infatti, permette di bruciare senza problemi anche miscele molto «magre», come quelle inquinate dai gas di scarico residui nel cilindro* durante il funzionamento a basso numero di giri, con sensibile miglioramento della progressione nell’erogazione della coppia*. La presenza delle due candele è importante anche per limitare le emissioni nocive allo scarico*. Esse consentono di bruciare meglio tutta la benzina presente nella camera di combustione, riducendo le emissioni di idrocarburi incombusti, e anche con miscele «magre» garantiscono l’assenza di mancate accensioni deleterie per l’integrità del catalizzatore* (misfire*).



DOT

Sigla di Department of Transportation (Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti), conosciuta in tutto il mondo perché utilizzata in numerose normative internazionali e per catalogare i liquidi* per circuiti frenanti. Così, secondo i Federal Motor Vehicle Safety Standards (FMVSS), il liquido «DOT 3» fra le altre caratteristiche deve avere una temperatura di ebollizione di 205 °C, mentre il «DOT 4» deve raggiungere i 230 °C senza bollire. Le prestazioni e la qualità dei liquidi dei freni migliorano al crescere dell’indice DOT, raggiungendo il massimo con «DOT 5».



Drive by wire - EGas (electronic Gas) - Electronic throttle control system (ETCS) - Acceleratore elettronico

Scollegando il pedale dell’acceleratore dalla farfalla di un motore AS* (non c’è il cavo Bowden ma c’è un potenziometro che controlla la posizione dell’acceleratore) si interpretano tramite ECU* i comandi del pilota e si opera di conseguenza su una farfalla motorizzata*. Lo stesso può essere fatto tra acceleratore e pompa del diesel o iniettori elettronici per il diesel “common rail*” e “iniettore pompa*”. Ciò permette ad esempio di mantenere una condotta di guida economica, o ecologica, oppure di dosare l’accelerazione in funzione antipattinamento (ASR* , ASC* e TCS*). Ma il sistema è in grado addirittura di accelerare quando uno stacco brusco dell’acceleratore o l’inserimento violento di una marcia inferiore porterebbe al pattinamento, dovuto al freno motore, delle ruote motrici: la BMW chiama questa funzione MSR. L’eliminazione dei cavi di collegamento tra pedaliera e motore elimina anche potenziali fonti di vibrazione e rumore. I potenziometri sono di regola due e se il primo va in tilt il secondo prevede una marcia a farfalla parzializzata. Se si guasta anche il secondo l’acceleratore è posizionato sul minimo.



Due e quattro tempi (stroke)

E’ il numero di corse del cilindro necessarie perché il motore compia un ciclo termodinamico completo. Nel motore a 2 tempi* il pistone scende in corrispondenza dell’accensione della miscela, della sua espansione e dell’inizio dello scarico (primo tempo). Nel secondo tempo, mentre il pistone risale ha luogo il lavaggio, l’immissione e la compressione. Nel motore a 4 tempi* si susseguono una discesa con immissione, una salita con compressione, una discesa con combustione ed espansione e una salita con scarico, sempre intendendo come discesa il movimento dal punto morto superiore a quello inferiore e come salita il viceversa. Esistono anche motori a 6 tempi* ecc.



Dwell

In uno spinterogeno tradizionale i contatti rimangono chiusi e si aprono velocemente quando il martelletto viene sollevato dalla camma corrispondente al cilindro dove deve avvenire lo scoppio. L’angolo di rotazione dell’albero centrale per cui i contatti rimangono chiusi si chiama “dwell” e corrisponde al periodo in cui la bobina è percorsa dalla corrente generata dalla batteria (circuito primario a bassa tensione). L’interruzione improvvisa di tale corrente provoca l’alta tensione del circuito secondario (10.000-30.000 V) e la scintilla alla candela.

[fonte:Quattroruote]...............|...............torna su..