Fluido magneto - reattivo
Frenata elettroidraulica EHB (Elektro Hydraulische Bremse)
Freni
Frequenza
Frizione (clutch)
Frizione automatizzata - frizione automatica
Frizione elettromagnetica a polveri
Frizione Haldex

Fuori piano


Fluido magneto - reattivo

Sono fluidi che contengono in sospensione particelle metalliche ferrose, grazie ad uno speciale additivo. Sotto l’influenza di campi magnetici esterni queste particelle si allineano in un millisecondo e rendono il fluido fibroso, con caratteristiche semi-plastiche. Utilizzati ad esempio (Cadillac Seville 2002 equipaggiamento Delphi) negli ammortizzatori ne variano le caratteristiche di smorzamento e molleggio con un consumo minimo di energia (75 watt). Le sospensioni diventano così del tipo attivo (vedi voce specifica).


Frenata elettroidraulica EHB (Elektro Hydraulische Bremse)

Un sistema operativo del “Brake by wire* dove il pedale del freno aziona un captatore che ne rileva la pressione e la velocità di azionamento inviando il segnale elettrico conseguente a una centralina che riceve informazioni anche dall’ABS* e dall’ESP*. Di conseguenza delle elettrovalvole lasciano uscire il liquido dei freni che si trova ad alta pressione (140-160 bar) in un serbatoio con membrana a gas, dove è stato accumulato sotto azione di una pompa elettrica. L’azione sui freni è modulata ai fini della tenuta (ABS) e della stabilità (ESP). In pratica invece del servofreno, che invia solo la pressione conseguente alla spinta sul pedale del freno, in questo caso si modula l’intervento di un liquido già in pressione. Vedi SBC come evoluzione per il 2000.


Freni

Il loro compito è quello di ridurre, più o meno gradualmente, la velocità della vettura e di tenerla ferma durante le soste. Possono essere a disco*, a tamburo* o «misti»: dischi all’avantreno*, tamburi al retrotreno*. Il sistema prevede un circuito principale, per rallentare il veicolo durante la marcia, e uno secondario che garantisce una certa funzionalità, in genere limitata, anche in caso di guasto (circuito freni sdoppiato*). Ormai da molti anni i freni di servizio delle automobili sono di tipo idraulico con azionamento a pedale: la forza esercitata dal guidatore (in genere amplificata da un servofreno*) mette in pressione uno speciale liquido* che agisce sugli elementi frenanti veri e propri. Il freno di stazionamento (detto anche freno a mano), che permette di bloccare l’auto quando è parcheggiata, è invece quasi sempre di tipo meccanico. Vedi anche potenza*, per la valutazione della potenza frenante.


Frequenza

Numero delle volte in cui un fenomeno si ripete in un secondo. L’unità di misura è l’hertz (Hz), che corrisponde a una ripetizione al secondo. La voce umana copre la gamma da 300 a 4000 Hz e l’orecchio è in grado di percepire suoni, che sono onde di pressione dell’aria, con frequenze da 16 a 20.000 Hz. Le onde elettromagnetiche si diffondono anche nel vuoto dove viaggiano alla velocità della luce (nell’aria la velocità è di poco inferiore) in quanto la luce stessa è un’onda elettromagnetica; esse sono generate dalla vibrazione degli atomi. La frequenza è l’inverso del periodo, cioè del tempo necessario perché il fenomeno si ripeta con modalità analoghe. La velocità di propagazione di un’onda è uguale alla lunghezza d’onda per la frequenza (infatti v=s / t e cioè v=lunghezza d’onda / periodo=lunghezza d’onda x frequenza) Vedi anche “effetto serra”. La frequenza torsionale propria di una vettura moderna si aggira attorno ai 50 Hz.


Frizione (clutch)

Meccanismo che serve a scollegare il motore* dalla trasmissione* per rendere possibili i cambi di marcia e le partenze da fermo. I motori a combustione interna non possono scendere sotto un regime minimo di rotazione (dai 500 ai 900 giri al minuto, a seconda del tipo di propulsore) e quindi, alla messa in marcia del veicolo, devono essere collegati gradualmente agli organi che trasmettono la potenza alle ruote. La frizione viene azionata dal guidatore tramite un comando meccanico (a cavo metallico) o un circuito di tipo idraulico che utilizza un pistoncino solidale al pedale, una tubazione contenente un fluido e un secondo pistoncino solidale alla leva che muove il disco frizione. Il comando idraulico (che può essere controllato anche elettronicamente) consente di ridurre lo sforzo sul pedale ed isola meglio di quello meccanico l’abitacolo dalle vibrazioni provenienti dal motore. Sulle vetture con elevata potenza era frequente l’utilizzo di un dispositivo bidisco, così da ripartire su due superfici di frizione la coppia* motrice. Oltre al maggiore ingombro in lunghezza, questa soluzione non garantiva sempre una ottimale progressività d’innesto e una usura uniforme di entrambi i dischi, quindi è stata quasi del tutto soppiantata dalle sempre più efficienti frizioni monodisco a secco,del diametro vicino ai 25 cm. All’interno dei cambi automatici*, per bloccare opportunamente i componenti dei ruotismi epicicloidali*, si impiegano frizioni multidisco a bagno d’olio, molto usate in campo motociclistico.


Frizione automatizzata - frizione automatica

Sistema che aziona automaticamente il disco della frizione* dei cambi manuali mediante servocomandi elettroidraulici gestiti dall’elettronica. In passato l’automatismo era affidato a un semplice comando centrifugo dell’innesto, meno progressivo e preciso ma decisamente economico, tanto da essere disponibile sulle Citroën «2 CV» e «Dyane», sulle Daf e, recentemente, sulle Fiat «Uno» e «Tipo» con cambio Van Doorne a variazione continua del rapporto (CVT*). Interessante il recente sistema di frizione automatica montato sulla Renault «Twingo Easy», simile a quello proposto dalla Saab sulle «900 Sensonic» e, fino a qualche tempo fa, dalla Ferrari sulla «Mondial». La Renault e la Fiat hanno optato per un servomeccanismo idraulico gestito da una centralina elettronica* che decide come e quando far intervenire la frizione. Istante per istante la centralina è informata sulla condotta di guida del conducente da una serie di sensori che rilevano lo sforzo sulla leva del cambio, il regime del motore*, il rapporto inserito, la posizione del corpo farfallato del motore e la velocità della vettura. Quando viene mossa la leva del cambio e contemporaneamente rilasciato il pedale dell’acceleratore, il sistema deduce che il guidatore intende cambiare marcia e ordina all’azionatore elettromeccanico di attivare l’attuatore idraulico per procedere allo stacco e al riattacco della frizione attraverso la solita forcella di comando che interviene sullo spingidisco. La forza necessaria per portare a termine l’operazione viene fornita da un accumulatore di pressione alimentato da un’elettropompa. Un potenziometro, collegato al pistone dell’attuatore idraulico, informa la centralina sulla posizione del disco frizione.


Frizione elettromagnetica a polveri

E’ composta da due elementi, uno collegato al motore* e l’altro al cambio*, separati da una polvere metallica e liberi di ruotare uno rispetto all’altro fino a quando non sono alimentati elettricamente. Il passaggio di corrente genera un campo magnetico che, tramite le polveri metalliche, rende solidali le due parti ottenendo un innesto progressivo la cui gradualità è determinata dal modo in cui varia la tensione di alimentazione. Frizioni di questo tipo sono prodotte in Giappone dalla Fuji Heavy Industries, gruppo industriale al quale appartiene anche la divisione automobilistica Subaru. Non essendo soggette ad usura e per la loro facilità di regolazione e di modulabilità, vengono utilizzate su molte vetture con variatore continuo dei rapporti di trasmissione (CVT*), tra le quali la Nissan «Micra N-CVT», l’Autobianchi «Y 10 Selectronic» e le Fiat «Panda Selecta» e «Punto Selecta».


Frizione Haldex

E’ una frizione per il passaggio da trazione semplice a trazione integrale, generalmente piazzata sull’albero longitudinale in vicinanza dell’asse posteriore, in luogo del differenziale centrale. Utilizzata da VW per i motori trasversali, consiste in una serie di dischi a bagno d’olio compattati, con regolazione elettronica, in funzione della posizione del pedale dell’acceleratore, dei giri del motore e del pattinamento delle ruote. E’ così compatibile con ABS*, ASR*ed ESP*.


Fuori piano

Distanza in millimetri tra il piano dove appoggia il cerchione al mozzo (piano di flangiatura) e il piano di mezzeria della ruota (quello equidistante dalle balconate e praticamente passante per la metà del battistrada). E’ uno dei valori fondamentali perché determina la carreggiata e deve rimanere costante qualsiasi sia l’equipaggiamento di ruote montato su una determinata vettura.

[fonte:Quattroruote]...............|...............torna su..