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Leganti dell’acciaio
L’acciaio,
come elemento costruttivo dell’auto, è stato discusso per via essenzialmente
del suo peso elevato rispetto alle nuove leghe, in particolare di alluminio*.
Pertanto si sono ricercate nuove soluzioni , anche nel campo delle saldature,
che hanno permesso di risparmiare molto sulla massa restando invariati i
parametri di resistenza e il prezzo decisamente competitivo. Tra i leganti,
il cromo migliora la durezza ed eleva il limite elastico, il nichel allontana
la corrosione, il molibdeno migliora entrambi gli effetti. Il manganese
aumenta la resistenza all’usura e la durezza. Ad esempio, il cerchione di
una ruota da 15” è sceso, in massa, da 7,7 kg a 5,1 kg in pochi anni.Vedi
anche: Acciaio Temperato
Liquido freni
E’
lo speciale fluido liquido che riempie il circuito idraulico e permette
di azionare, tramite il pedale, le pinze*, nel caso dei freni a disco*,
o le ganasce* dei freni a tamburo*. Erroneamente chiamato olio, in realtà
è costituito da eteri e glicoli (sostanze presenti anche nei liquidi anticongelanti),
da oli minerali e da siliconi. Le sue caratteristiche sono definite da specifiche
normative, tra le quali le europee ISO 4925. Vengono normalmente classificati
secondo parametri stabiliti dal Dipartimento dei Trasporti USA (DOT*) che
tengono conto della temperatura di ebollizione (eventuali bolle di vapore
potrebbero annullare l’effetto frenante; un buon liquido ha un punto di
ebollizione superiore a 150°C), della tendenza ad assorbire umidità attraverso
le porosità dei flessibili di gomma delle tubazioni, della viscosità* e
della capacità di proteggere dalla ruggine i componenti metallici del circuito.
Le caratteristiche di resistenza alla temperatura e l’inalterabilità dei
liquidi frenanti migliorano col crescere del valore numerico associato alla
sigla DOT (il massimo è «DOT 5»).
Liquido permanente
Viene
utilizzato per il raffreddamento del motore*. Oltre a garantire un’ottimale
asportazione del calore e a non gelare d’inverno (per cui è impropriamente
chiamato anche antigelo*), svolge una valida azione anticorrosione. L’uso
di un liquido permanente di buona qualità (che bolle a temperature superiori
ai 100 °C) è molto importante per le vetture moderne che, per ragioni di
ingombro, stilistiche e aerodinamiche, hanno componenti dell’impianto di
raffreddamento* di dimensioni molto compatte e che inoltre, per questioni
di rendimento, sono equipaggiate con motori dalle temperature d’esercizio
sempre più elevate. La dizione «permanente» non significa che il liquido
è inalterabile nel tempo, ma soltanto che deve essere utilizzato in tutte
le stagioni. L’European Chemical Industry Council di Bruxelles ha effettuato
prove che dimostrano quanto, alla lunga, possa essere dannoso non rispettare
le scadenze indicate sul libretto di uso e manutenzione della vettura.
Litronic
Denominazione
data dalla Bosch alle sue lampade a scarica di gas utilizzate per i proiettori
anabbaglianti. Concettualmente sono simili alle luci al neon e a quelle
al mercurio o ai vapori di sodio impiegate da tempo per l’illuminazione
stradale. Al loro interno c’è un bulbo al quarzo, non più grande di un nocciolo
di ciliegia, che contiene due elettrodi fra i quali scocca una scintilla
(detta «arco elettrico») in un’atmosfera composta da un gas e da vapori
metallici. Due volte e mezzo più potenti di quelle alogene (a parità di
energia assorbita), le lampade fluorescenti diffondono una luce che si avvicina,
per composizione e struttura, a quella del sole, e offrono una migliore
illuminazione laterale e in profondità, pur senza infastidire gli automobilisti
che viaggiano in senso contrario. Non possono essere alimentate a 12 volt
dalla batteria* dell’auto e richiedono un dispositivo elettronico che innalzi
la tensione fra i 5000 e i 12.000 volt. L’accensione è quasi immediata e
il consumo è di 35 watt. Molto costose, al momento equipaggiano soltanto
i più prestigiosi modelli della BMW.
LSD
Sigla
di Limited Slip Differential: differenziale* a slittamento limitato.
Lubrificanti, oli - Sigle - Classificazioni
Attualmente,
per ridurre gli attriti, raffreddare i pezzi in movimento, limitare l’usura,
mantenere puliti i meccanismi, proteggere contro la corrosione e contribuire
alla tenuta, si utilizzano oli minerali (dal petrolio) e oli sintetici (da
processi chimico-fisici) o semi-sintetici, cioè misti con un minimo del
25% di sintetico.Le principali caratteristiche sono: viscosità* (resistenza
interna), punto di infiammabilità, punto di congelamento, grado di acidità
e loro variazioni con l’uso e la temperatura.Le sigle che compaiono sui
contenitori dei lubrificanti ne illustrano le caratteristiche con riferimento
a tests eseguiti secondo determinati standards, sia delle Case automobilistiche
che di Associazioni o Organismi statali.I gradi di viscosità secondo le
norme SAE (Society of Automotive Engineers) sono tra i più noti e vengono
espressi con un numero seguito dalla lettera W (Winter). Essi esprimono
la tendenza di un olio a variare le sue caratteristiche di viscosità al
cambiare della temperatura. Si tratta dunque di caratteristiche fisiche
e non di qualità degli oli.Più basso è il numero e più l’olio varia la
viscosità con la temperatura e quindi è meno pregiato e usabile solo in
climi freddi. Gli oli multigradi hanno due numeri, una dipendenza ridotta
della viscosità dalla temperatura (meno degli oli di cui sopra detti monogradi),
e quindi “abbracciano” più valori della gradazione. Es. SAE 10W-60.La classificazione
CCMC (Comitato Costruttori del MEC) prevede invece una gradazione G o D
(benzina o diesel) seguita da un numero corrispondente alla qualità dell’olio
definita come capacità di superare alcune prove standard.Criteri analoghi
sono usati per la classificazione API (American Petroleum Institute) dove
S sta per benzina, C per il diesel e T per il due tempi; in luogo di un
numero, segue una lettera.Oggi si usa la classificazione ACEA (Associazione
Costruttori Europei di Automobili) che raggruppa gli oli in tre grandi categorie
A (benzina) B (diesel) E (diesel per veicoli industriali). Il numero che
segue la lettera (1, 2 , 3 ecc.) non denotano la qualità crescente degli
oli, ma la loro predisposizione per per impieghi specifici: 1) se economizzatori
di energia, 2) se per usi normali, 3) se per usi gravosi. Qualitativamente
si può dire solo che quelli col numero 3) sono migliori di quelli col numero
2).Uno stesso olio può avere una classificazione in ambito benzina e diesel.
Le Case automobilistiche hanno test diversi da quelli usati per le classificazioni
di cui sopra e che seguono standard interni e quindi sui contenitori, oltre
alle sigle API, ACEA ecc., possono comparire quelle delle Case automobilistiche
che hanno omologato l’olio in base al loro test.Vedi Autopro novembre “98
pag.70 e ottobre “00 pag.94 e anche additivi.
Lubrificazione
Interposizione
di uno strato idraulico tra due superfici a contatto per ridurre il fenomeno
dell’attrito*. A seconda dello spessore della parte idraulica si può avere
separazione completa tra i solidi (film spesso, con coeff. di attrito legato
esclusivamente alla viscosità* del fluido), oppure maggiore o minore contatto.
L’attrito, nel caso di film spesso, dipende dalla viscosità, dall’estensione
della superficie bagnata e dalla velocità. |